“Trovarsi”: intervista a F.

 

F. è un ragazzo Female to Male di 33 anni che ha portato a termine il proprio percorso di transizione ed oggi si ritiene soddisfatto della propria vita.
F. ha accettato di rispondere alle mie domande poiché desidera aiutare i ragazzi e le ragazze che, come lui all’inizio, sono confusi, spaventati e non sanno a chi e in che modo chiedere aiuto.

 

F., com’è stata la tua infanzia? Quali giochi preferivi? Con chi ti piaceva giocare?

All’epoca ero una bambina ma ricordo che preferivo stare con i maschi, i giochi che facevano le femmine mi annoiavano. Mia madre cercava di correggermi ma non ci riusciva.
Avevo la passione per i cappelli, le camicie e le scarpe da uomo.
Mentre frequentavo le elementari, i miei si separarono e per me fu difficile.
Con mamma avevo un legame profondo, con papà più superficiale ma, paradossalmente, papà accettava di più questo disagio rispetto al mio sesso biologico
Andavo in una scuola religiosa e la mia insegnante mi tormentava perché voleva correggermi e mi puniva anche fisicamente. Disse a mia madre di portarmi da una psicologa per farmi curare. Io non riuscii mai ad aprirmi con questa psicologa, avevo paura che avrebbe riferito tutto a mia madre.

Come hai vissuto la tua adolescenza?

Ho sofferto molto, non solo perché non stavo bene nel mio corpo ma anche perché quando avevo 17 anni mia madre morì. Era l’estate del ’99 e faceva molto caldo, mamma stava male a causa del suo cuore malato ed era in attesa di un cuore nuovo per un trapianto.
Morì prima di riceverlo. Io cercavo qualcuno con cui parlare e confrontarmi ma non sapevo a chi rivolgermi. Mi sentivo solo.

Quando hai iniziato a confrontarti con qualcuno sul disagio che vivevi?

Nel 2004 conobbi su internet una ragazza Male to Female che mi aiutò a capire meglio ciò che mi stava accadendo e che cosa avrei dovuto fare per stare meglio.

Nel 2005 intrapresi una relazione con una ragazza che non approvava il mio desiderio di cambiare sesso, così per un anno restai fermo, temendo di perderla. Successivamente mi rivolsi al Consultorio per ragazzi minorenni di Lido di Camaiore e loro mi dissero che avrei dovuto recarmi a Roma presso il SAIFIP dell’Ospedale San Camillo, un centro specializzato. Nel mese di luglio del 2006 morì mio padre per un ictus e questo contribuì ad appesantirmi e a rattristarmi, così decisi di rimandare tutto a settembre di quell’anno. Da allora i miei zii mi sostengono a livello pratico ed economico, anche se non approvano le mie scelte e me lo fanno pesare.

Negli anni 2006/2007 ho cercato di iniziare il percorso di transizione spostandomi prima a Bologna e successivamente a Roma, ma per varie vicissitudini e intoppi burocratici (non trovavo uno psichiatra che scrivesse una relazione sulla mia disforia di genere e a Bologna non mi trovai bene con la psicologa che mi aveva in carico) non ci sono stati effetti concreti.

C’è un momento preciso in cui senti di esserti “sbloccato” definitivamente?

Fin da bambino mi ero fatto l’idea che a 30 anni la mia vita avrebbe avuto una svolta, non so perché ma ne ero convinto.

Ricordo di aver pensato: “Ora basta, devo essere egoista e trovare la forza di andare avanti”.

Nel 2008 a Torre del Lago Puccini nacque lo Sportello d’Ascolto Transgenere (oggi “Consultorio Transgenere”), così provai a rivolgermi lì. Fu allora che il mio cambiamento iniziò a realizzarsi.
All’epoca lo sportello d’ascolto non svolgeva un lavoro di rete con i vari professionisti (endocrinologi, urologi e psichiatri); si limitava ad accogliere l’utente, a sostenerlo e a indirizzarlo nei centri dove poteva essere seguito attraverso un protocollo di cure mediche adeguate.

Il 9 settembre 2009 lo psicologo e lo psichiatra che si occupavano del mio caso mi inviarono da un endocrinologo di Viareggio che mi prescrisse la terapia ormonale ma essendo il suo primo paziente con disforia di genere mi consigliò di farmi seguire anche a Roma. Lo psicologo e lo psichiatra, insieme all’endocrinologo, prescrissero un piano terapeutico che potei seguire al SAIFIP, presso l’Ospedale San Camillo di Roma.

A causa delle resistenze della mia compagna dell’epoca riuscii a decidermi a incominciare ad assumere ormoni solo nel mese di dicembre 2009. Successivamente ho fatto gli interventi di isterectomia e mastectomia. Ormai sono sei anni che seguo la terapia ormonale e in futuro vorrei fare l’intervento di metoidioplastica /clitoridoplastica.

Oggi come ti senti, sia fisicamente che psicologicamente?

Mi sento bene: faccio i controlli necessari per la mia salute e mi sento meglio con me stesso. Sono soddisfatto.
Mi dispiace vedere tanti ragazzi che soffrono per disagio, confusione e senso di colpa, spero di poterli aiutare con questa mia testimonianza.

La strada è lunga e tortuosa ma si può arrivare all’obiettivo.

 

Micaela Lubrani

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