“Italia, è arrivato il momento” stessi diritti per tutti

Prima di leggere l’articolo, si consiglia di vedere il video :)

“Italia, è arrivato il momento” è un video nato da un’idea di Mario Allegranzi, sviluppata con Alessandro Allegranzi, all’interno dello spazio virtuale “L’Amore È Uguale Per Tutti”.
L’ho scoperto casualmente, navigando nel web, ed è stato emozionante.
Lo scopo del video è quello della sensibilizzazione ai pari diritti e alle pari opportunità, in particolare in merito ai matrimoni tra persone dello stesso sesso. Sia nel titolo sia nella sua realizzazione, il video ricorda quello al quale si è ispirato, l’australiano “It’s time”, che promuove i matrimoni gay, spronando il Paese a svegliarsi e riconoscerli, ponendo fine alle discriminazioni.

Dopo aver visto il video si comprende la ragione del mio invito iniziale.

La tecnica di ripresa utilizzata per girare questo corto, come nella versione australiana, non permette, infatti, di comprendere fino in fondo quanto sta avvenendo, finché non si arriva alla sua conclusione.
Eppure, in realtà, fin da subito si intuisce che si parla di un legame affettivo, sempre più profondo, tra due persone: dal primo incontro, a una serie di esperienze condivise, alla nascita di un amore, che porta a una proposta di matrimonio. Di questo si parla: di quotidianità e Amore. Non è così rilevante sapere, come avviene alla fine, che tutto questo riguarda due ragazze o due ragazzi, due persone dello stesso sesso biologico.

Proprio grazie a questo espediente tecnico, lo spettatore può calarsi nella storia che osserva, immedesimarsi con le persone che ha di fronte, libero da possibili pregiudizi omofobi. Arrivato alla fine del video, se si sarà avvicinato ai protagonisti, dovrà scegliere se rimettere tutto in discussione, solo perché la storia d’amore non riguarda un ragazzo e una ragazza, oppure continuare a guardare con gli occhi dell’Amore, come se nulla fosse cambiato, perché, di fatto, nulla è cambiato.
“L’Amore è uguale per tutti” appare scritto alla fine, come dovrebbe esserlo la Legge, e gli autori del video chiedono all’Italia se sia disposta a permettere il matrimonio per le coppie omosessuali, che già esistono, che vengano riconosciute o meno.

Il video dura più o meno il doppio di quello australiano e la tecnica di ripresa può risultare più difficile da seguire, richiede molta attenzione per non perdersi, ma anche la suspense che ne risulta è maggiore e, se si è stati tanto pazienti da arrivare alla fine (personalmente è stato un viaggio piacevolissimo), la sorpresa sarà ancora più grande. Tra l’altro, in questa versione italiana, il video mostra sia una storia lesbica sia una storia gay.
Ritengo che una caratteristica molto bella, nonché importante, sia proprio quella di mostrare fatti di vita quotidiana: i protagonisti, innamorati, condividono momenti di gioia e di svago, hobby, intrattenimenti e feste, ma anche momenti di profondo dolore, come la morte di una persona cara; non mancano i litigi, il fare la pace, i momenti d’intimità e quelli di compartecipazione di amici e parenti.
Molto bella la scena del pranzo di famiglia, che lancia un messaggio di accoglienza e affetto transgenerazionale.

Nel vero amore c’è proprio questo, gioire della felicità di chi si ama, senza giudicare.

Amici e parenti non solo non ostacolano, ma supportano, accompagnano questi ragazzi e ragazze che si amano. Riescono a fare quello che anche la legislazione italiana è esortata a fare, “come se si vedesse solo il sole e non qualcosa che non c’è”, riprendendo le parole della canzone di Elisa.
Ancora una volta, quindi, ci arriva l’invito, la richiesta, di guardare all’Amore tra Essere Umani e non all’orientamento sessuale, a stereotipi culturali e discriminazioni infondate.
In “Italia, è arrivato il momento”, come sottofondo musicale, possiamo ascoltare appunto la canzone di Elisa “Qualcosa che non c’è”. Indubbiamente una cantante riconosciuta e amata da molti nel panorama italiano e internazionale. Questa scelta, rispetto a quella del video “It’s time”, che ricorre a un accompagnamento musicale più neutrale, rischia forse di distogliere parte dell’attenzione dalle immagini. Il cortometraggio, cioè, potrebbe quasi sembrare il video della canzone, anziché il contrario.
Allo stesso tempo, però, trovo questa canzone particolarmente adatta nel far fondere insieme, nel ricordo che si genera, i vari aspetti: immagini, parole, musica ed emozioni.

Infine, ritengo opportuno precisare come il tema dei matrimoni omosessuali, tanto attuale e caldo in Italia e che in altri paesi non si pone neppure come un “problema”, sia da vedersi, a mio parere, in un’ottica di riconoscimento di pari diritti per tutti. Ritengo, cioè, che sia importante riconoscere ogni forma di amore e di famiglia che coinvolge esseri umani adulti e consenzienti. Garantire la possibilità di un riconoscimento di fronte allo Stato e la possibilità di unirsi in matrimonio non significa che questo sia o debba essere però l’unico modello da proporre o a cui aspirare. L’importante è garantire a ciascun individuo la possibilità di scegliere in libertà, senza imporre qualcosa dall’esterno o negare quelli che sono diritti da riconoscere come tali e non da concedere.
Mentre ero in un bar, giorni fa, ho sentito casualmente uno scambio di battute tra due amiche e una diceva all’altra: “Ormai sposarsi interessa solo ai gay!”.
Tutto questo sentirne parlare, in effetti, porta a pensarlo. In realtà non è che tutti gli omosessuali vogliano sposarsi, il fatto è che in molti lottano per poterlo fare, perché sia data questa possibilità a chi lo desidera. Attenzione a non ritenere questo modello come l’unico da seguire, come l’unico ambito da tutti, come il migliore. Ben vengano le convivenze, le famiglie allargate, le avventure di una notte, le relazioni poliamorose e quant’altro ciascuno ritenga migliore per sé o desideri in un dato momento della sua vita.

Spero che il video “Italia, è arrivato il momento” sia un ulteriore stimolo per tutti alla riflessione e che non servano ulteriori “campagne” per sbloccare la situazione italiana in merito alle tematiche LGBTQ. Concludo rifacendomi alla canzone di Elisa e auspico che si permetta “al sole di sorgere, invece di aspettare ancora, guardando a qualcosa che non c’è” e dis-conoscendo ciò che da sempre esiste: l’Amore che ci unisce, al di là del sesso.

Riccardo Matteoli

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