L’emozione che sento ogni volta che mi approccio personalmente al tema, che leggo qualcosa che lo riguarda, o che ascolto qualcosa alla televisione, è sempre quella di un pò di timore. Sento che di fronte a queste grandi tematiche si corra facilmente il rischio di cadere nella banalizzazione e nella  generalizzazione, oppure che non venga affrontato in tutta la sua reale completezza. Questa emozione di timore non l’ho provata durante la lettura del libro che siamo oggi a presentare.
Paragrafo dopo paragrafo ho capito i miei timori e si sono sciolti arrivati a pagina 33 quando Vittorio Lingiardi dice:

“scrivere di omosessualità è sempre un problema perché si rischia di isolare questa forma d’amore dall’esperienza erotica umana generale. D’altra parte, non scrivendone, si rischia di tacere un elemento nucleare dell’esperienza di molte persone. È necessaria perciò la capacità di mantenersi in equilibrio tra l’attrazione per la diversità e quella per l’uguaglianza. Con il concetto di “omosessualità” ci si può regolare come con quello di “personalità” che comporta sia un criterio di comunanza (elementi comuni) sia un criterio di “singolarità” (elementi specifici e distintivi).”

 

Se sono vere le analogie tra il concetto di personalità e quello di omosessualità è vera anche una brutale differenza: quando si parla di personalità non si parla di discriminazione mentre quando si parla di omosessualità si!
Non si è mai sentito dire che a seconda dei tratti di personalità ci siano persone con meno diritti di altre: vi immaginate se da ora in avanti tutte le persone con tratti di personalità ossessive oppure antisociali non si possano più sposare?
Quando si parla di omosessualità purtroppo si parla di discriminazione: il fatto di essere più o meno attratti da persone dello stesso sesso e il fatto di desiderare di costruire una famiglia su questo amore ci rende più o meno persone aventi più o meno diritti.

Nel nostro paese l’orientamento sessuale è fonte di discriminazione ed è lo spartiacque tra cittadini di serie A (eterosessuali) e cittadini di serie B (omosessuali). Ma la domanda è: dovrebbe importare qualcosa allo stato di questo?

Vittorio Lingiardi apre la prefazione del suo libro con questo interrogativo:

“Citizen gay. Il titolo di questo libro accosta cittadinanza e omosessualità. Abbinamento teoricamente paradossale: dovrebbe importare qualcosa, allo Stato, dell’orientamento sessuale dei suoi cittadini?
No. I cittadini dovrebbero essere tutti uguali e, in questa uguaglianza, sostanzialmente anonimi.
In pratica, invece, c’è un cittadino che è meno uguale degli altri perché, se vuole, non può sposarsi.
Come gli altri, il cittadino gay contribuisce alla cosa pubblica, per esempio paga le tasse, ma è discriminato in una dimensione essenziale della sua vita: quella affettiva”.

Il libro “Citizen gay. Affetti e diritti” risulta molto completo perché considera le varie tematiche che è necessario sapere quando ci si approccia al tema e ha la grande particolarità di coinvolgere e mettere in sinergia diverse discipline quali la psicologia, l’antropologia, la sociologia e la politica denunciando l’esigenza di un dialogo tra loro. Questo perché, non solo è un argomento dove queste discipline si intrecciano ma anche e sopratutto perché quando si parla di omosessualità non si parla di una minoranza ma di un sistema e ogni volta che viene delegittimato un individuo per il suo orientamento sessuale viene delegittimato un intero Stato che non è in grado di rendere felici i suoi cittadini.
Psicologia e politica dovrebbero avere lo stesso obiettivo seppur perseguito con mezzi e strumenti diversi, quello del benessere psicofisico delle persone ma, purtroppo, quando si parla di omosessualità il dibattito sembra essere infinito perché ognuno ha da dire la sua e il dibattito si apre aspro tra diverse posizioni, tutte posizioni che si basano su ideologie, preconcetti, stereotipi e pregiudizi!

Il libro ha il potere di riportare questo dibattito sul vero piano costruttivo che è quello scientifico attraverso una forza argomentativa senza precedenti! Vittorio Lingiardi prende tutti questi preconcetti con i quali “si sceglie di vietare agli altri di scegliere” decostruendoli, facendogli perdere la loro forza e a volte, quando necessario, ridicolizzandoli.
La forza argomentativa si può già percepire dalla descrizione delle tre convinzioni fondamentali che fanno da conduttore all’intero libro e che ritroviamo nella prefazione del libro con una riflessione sul matrimonio:

1. L’esperienza amorosa e la costruzione dei legami affettivi avvengono nel contesto delle relazioni sociali e nel territorio della storia e della cultura. Il concetto di famiglia, dunque, non è unico e immodificabile (vedi Remotti, 2008, ma anche la sentenza della Corte costituzionale del 2010). La politica deve prenderne atto.
2. Il mancato riconoscimento, pubblico e legale, di un legame affettivo tra due persone libere che lo richiedono, e dunque il rifiuto di riconoscere la loro esistenza come nucleo sociale, può danneggiarne il benessere psicologico, la vita di relazione e la salute mentale.
3. Il mancato riconoscimento giuridico delle relazioni omosessuali produce implicitamente una delegittimazione delle persone gay e lesbiche, che finiscono per trovarsi confinate in una zona grigia, a un livello di «cittadinanza minore», che favorisce la svalutazione, il disprezzo e la discriminazione da parte della società, ma anche di se stesse.

Elena Cucurnia